"A volte vorrei avere solo un po’ più di autostima. Credo che mi aiuterebbe molto e che potrei essere più felice.
Insomma pensa come sarebbe bello camminare a testa alta fieri di quello che si è e di come si appare."


Chadwicklover (via chadwicklover)

Pensiero delle 19:07

Dio quanto mi piacciono le nuvole! Potrei guardarle per ore.

Gesti inaspettati che disarmano

È un bambino, che mentre aspetta davanti la posta con un ombrello più grande di lui, lo porge verso di te come a voler dire: “Vieni, riparti qui sotto” e tu non puoi far altro che regalargli il tuo sorriso migliore, quello che altri non meritano. Gli passi davanti e lui solleva quell’ombrello sopra la tua testa e ti ripara per pochi istanti.
Sono gesti inaspettati come questo che disarmano e scaldano il cuore.

"Non ho mai amato le cose grandiose, le luci accecanti, i bagni di folla. La vita per me deve essere semplice, darti calore. Io sto bene in un posto se posso chiudere gli occhi, stare in silenzio e sentirmi a mio agio così, semplicemente serena."


Simona Barè Neighbors (via egocentricacomeigatti)

(Fonte: rebloglr)

"Ti diranno che tutto passa.
Ti diranno che tutto passa ma non ti diranno dove.
Passerà nelle vene, nelle ossa, tra i contorni del tuo viso, in ogni muscolo, in ogni goccia di sangue, tra i tuoi sorrisi, nelle tue lacrime, attraverso quel vuoto che scaverà nello stomaco.
E passerà senza pietà, senza chiederti il permesso.
E passerà, e ti cambierà.
E resisterai, e passerà."


Manuela G. (via rivoluzionaria)

"Un libro è un ordigno per infiammare l’immaginazione."


Alan Bennett - La sovrana lettrice (via mariofiorerosso)

"- E il copione? Il copione dov’è?
- Dentro di noi, signore. Il dramma è dentro di noi."


Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore. (via veronikaska)

(Fonte: tacitestelle)

"Lei era occhi spenti,mani fredde e labbra spaccate."


Occhicoloruragano (via occhicoloruragano)

2.549 note? Oddio così mi spiazzate

(via occhicoloruragano)

(via alicenelpaesedegliorrori)

(Fonte: winterintheeyesandloveat936km)

"

A vent’anni ero una dei volontari della FAVO, nei reparti di oncologia di diversi ospedali.
Per rendermi utile in una iniziativa così impegnativa sapevo di dover fare affidamento su quel poco di coraggio che mi rimaneva, ma avevo il disperato bisogno di pensare agli altri per non pensare a me stessa.
Le prime settimane non furono affatto facili.
Non sapevo come muovermi, cosa dire e cosa no.

«Quanto dolore c’è nella vita» mi disse un giorno un anziano signore in visita alla giovane nipote ricoverata per un cancro all’utero.
Non ebbi il tempo di replicare.
«Guarda che ti ho sentito!» sbraitò la ragazza, un grande sorriso stampato in volto. «Si dice ‘quanta vita c’è nel dolore’, non il contrario, quante volte te lo devo ripetere?».
Ecco.
In quel momento tutto cambiò.
Quella frase.
Quanta vita c’è nel dolore.
Io che buttavo la mia e lei che non voleva essere buttata fuori dalla sua.
Però Sara, questo il suo nome, a soli quindici anni, se ne andò pochi giorni dopo.
Ricordo di essermi sentita così triste, inutile e insignificante che quasi decisi di mollare tutto.

Ma poi arrivò Gabriele.
Gabriele aveva la mia età e un carcinoma ai polmoni. Aveva gli occhi scuri e capelli ancora più scuri che rasò completamente un paio di settimane dopo il suo ricovero.
Anche lui, come Sara, sorrideva sempre, in qualsiasi occasione.

Facemmo amicizia molto presto e, da quel momento in avanti, ogni cosa mi apparve diversa.
Mi raccontò di lui, della malattia, della sua passione per il calcio.
«Quando mi hanno comunicato che non avrei più potuto giocare sono rimasto in silenzio tre giorni consecutivi».
«Dovevi metabolizzare».
«Dovevo accettare. Dovevo trovare una soluzione, un motivo per andare avanti, capisci?» chiese.
Capivo. Capivo eccome.
«Quando ti strappano via qualcosa che non tornerà mai più non hai tempo per sprecare altro tempo».

Conobbi Gabriele e mi dimenticai di me. Dimenticai ogni cosa. Mangiavo poco, dormivo poco, prendevo la corriera in anticipo per dedicargli anche solo un minuto in più.

«Se continui a prenderti cura di me in questo modo dovrò innamorarmi di te» esordì lui una mattina.
«Ma cosa dici?» replicai scuotendo la testa.
«Solo perché sto morendo non vuol dire che io non possa provare sentimenti».
«Tu non morirai» senteziai.
«E chi lo impedirà, tu?»
La mia espressione mutò.
«Non sei simpatico quando fai così».
«Tu sei sempre bellissima però».
Mi prese il viso fra le mani, avvicinandosi lentamente, sigillando con un brivido quel bacio che arrossì le mie labbra.

Settembre.
Quando ti strappano via qualcosa che non tornerà mai più non hai tempo per sprecare altro tempo.
Il pensiero di non poterlo tenere con me per sempre accompagnò ogni istante insieme a lui.

Ottobre.
«Dimmi che posso fare per farti stare meglio».
«Promettimi che tornerai domani».

Novembre.
«Dimmi che posso fare per farti stare meglio» sussurrai con un filo di voce.
Sdraiato su quel maledetto letto, Gabriele faticava anche a respirare.
«Promettimi che tornerai domani».

Dicembre.
La superficie era liscia e fredda.
L’accarezzai interamente sperando che lui potesse sentire il mio calore e non le mie lacrime.
«Ti prometto che tornerò domani. Tornerò tutti i giorni della mia vita».

Quanta vita c’è nel dolore.

"


Manuela G. (via rivoluzionaria)

Ho le lacrime agl’occhi.

(via storespirandosottacqua)